Istituto Istruzione Superiore 'Fermi' Gaeta

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Docu-film "Talien"

fotoTalien17 ottobre - Fuori programma rispetto all’interessante Cineforum annuale, alcune classi del Fermi (V A ITE; II A, I B, II B, III D, V D Liceo) hanno visto il docu-film Talien presso il Teatro Ariston.  Davanti ai loro occhi, un racconto in cui al ritmo incalzante del viaggio si sovrappongono i ritmi più pacati del dialogo tra un padre e un figlio. Aldo ha deciso di tornare nel suo Marocco dopo 40 anni di vita da immigrato. Il figlio, vissuto da quando aveva sei mesi in Italia,  lo accompagna e … gli fa da padre!

Lo ascolta, ne raccoglie con pazienza sfogli e ricordi, malinconie e moti di soddisfazione. Il padre passa in rassegna la sua storia italiana, ed Elia il figlio comprende meglio se stesso e la sua unicità. Storia vera di un giovane regista musulmano “nato il 25 dicembre”,  Elia Mouatamid, che ha dialogato con gli studenti con il suo accento bresciano: ha spiegato la genesi della storia, ha raccontato aneddoti della lavorazione, ha chiarito come il tema dell’immigrazione faccia soltanto da sfondo ai sentimenti dei due viaggiatori. Spesso inquadrati di spalle, con la strada da percorrere davanti a loro – una strada percorsa all’inverso rispetto al lontano 1980. Di spalle, affiancati, resteranno anche nell’immagine finale, in piedi su una terrazza che sovrasta la loro città di origine. Gli studenti hanno trovato questo film a tratti un poco lento per gli elementi documentaristici, ma con attenzione li hanno accettati e li hanno intrecciati alla ‘fiction’, alle inquadrature volutamente ripetute, allo sguardo gettato sugli oggetti e sui rumori della presa diretta. Hanno avuto l’intelligenza di comporre a modo loro i vari elementi del film e di apprezzarli nell’insieme. Belle le domande poste al regista. Una tra tutte quella di Mattia Ragaglia, che ha anche confessato di essersi rivisto in un viaggio fatto col proprio padre verso la Sicilia. “Ho visto come cambiava mio padre, nel modo di parlare, nell’umore, nelle emozioni provate, man mano che ci avvicinavamo alla sua Terra”.